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I protagonisti del futuro: chi bisogna seguire nelle prossime stagioni del motorsport su ghiaccio?

📅 28 Agosto 2026✍️ di Fabio Lazzarotto⏱️ 7 min di lettura

La crescita delle serie invernali e l’evoluzione della tecnica hanno trasformato il motorsport su ghiaccio in un laboratorio a cielo aperto. Tra propulsioni elettriche, regolamenti che privilegiano la sicurezza e un’attenzione crescente alla sostenibilità, il livello medio si è alzato. Secondo l’analisi di Fabio Lazzarotto, osservatore attento del mondo rally e specialista di assetti su fondi a bassa aderenza, le prossime stagioni metteranno in evidenza profili capaci di coniugare sensibilità meccanica, gestione energetica e intelligenza di gara. Ecco dove guardare e perché.

Quadro tecnico: aderenza, assetto e sicurezza

La chiave del rendimento sul ghiaccio è l’interfaccia tra vettura e superficie. I pneumatici chiodati (pneumatici con inserti metallici, di solito in carburo di tungsteno) forniscono micro-agganci nella crosta superficiale. Il numero, la geometria e la sporgenza dei chiodi sono regolati dai singoli campionati: si passa da soluzioni leggere per prove brevi fino a configurazioni con 300–400 chiodi per pneumatico nei contesti “top”, con sporgenza tipicamente compresa tra 2 e 7 mm in base alle norme. Il risultato è un coefficiente d’attrito superiore al ghiaccio “liscio”, ma comunque distante da quanto si ottiene su asfalto asciutto. Approfondimenti tecnici sono disponibili alla voce Pneumatico chiodato.

Dal lato telaio, la finestra di lavoro è stretta: campanatura (angolo di inclinazione verticale della ruota), convergenza (angolo orizzontale) e altezze sono tarati per generare appoggio costante e prevedibile, riducendo i picchi di carico che strappano i chiodi. Differenziali autobloccanti a taratura morbida, ripartitori centrali e, nelle ibride o elettriche, torque vectoring (ripartizione attiva della coppia tra le ruote) aiutano a gestire le transizioni di aderenza. In molte serie sono limitati ABS e controllo di trazione per favorire la sensibilità del pilota, nel rispetto delle indicazioni dell’ente regolatore, la Federazione Internazionale dell’Automobile o le federazioni nazionali competenti.

La sicurezza segue standard consolidati: roll-cage omologati, sedili e cinture secondo normativa, sistemi di limitazione energetica per batterie ad alta tensione nelle categorie elettriche, oltre a piani di ispezione del ghiaccio (spessori minimi e monitoraggi termici) dove si corre su laghi naturali. Su questo sfondo, il lavoro “di fino” dell’ingegnere di pista fa la differenza tanto quanto il talento al volante.

Categorie e formati: dove maturano i protagonisti

Le due macro-aree di riferimento sono le competizioni su circuiti ghiacciati chiusi e i rally su neve/ghiaccio. Le prime includono serie con vetture silhouette, spesso elettriche, con batterie di media capacità, trazione integrale e gare corte a manche multiple; i secondi portano l’automobile da corsa su strade innevate, richiedendo gestione termica degli pneumatici e lettura del fondo variabile su distanze più lunghe. A livello nazionale, i campionati scandinavi su laghi ghiacciati formano piloti abituati alle correzioni continue. In Europa centrale alcune serie miste sperimentano formati serali e circuiti compatti per valorizzare spettacolo e strategia di partenza.

Categoria Trazione Potenza indicativa Pneumatici Formato
Serie su ghiaccio con vetture silhouette (anche elettriche) Integrale (spesso con torque vectoring) 200–300 kW Chiodati a sporgenza media Manche brevi, qualifiche, finali
Rally invernali su neve/ghiaccio Integrale (classi top), 2WD in classi minori Dal gruppo RC2 a vetture Rally1 Chiodati ad alta densità Prove speciali lunghe, parchi assistenza
CrossCar/buggy su ghiaccio Posteriore o integrale 90–150 kW Chiodati leggeri Batterie di manche, griglie affollate

I valori riportati sono indicativi: variano in funzione dei regolamenti tecnici e della scala del campionato. Per Lazzarotto, è qui che si vedranno le evoluzioni più rapide su gestione dell’energia, algoritmi di controllo trazione consentiti e nuovi layout di pneumatici.

Giovani piloti da seguire: sensibilità e metodo

I nomi emergenti si distinguono per capacità di leggere il grip residuo e per disciplina nelle procedure. La guida su ghiaccio premia chi costruisce fase per fase, minimizza l’angolo di slittamento e conserva i chiodi fino all’ultima manche o all’ultima prova speciale.

  • Oliver Solberg – Formazione rallystica, età e aggressività sotto controllo. La gestione del ritmo su neve e le note pulite lo rendono candidato naturale a domini nelle tappe invernali. Punti chiave: frenate lineari per evitare picchi termici e rilascio freno in inserimento per sfruttare il retrotreno.
  • Sami Pajari – Metodo e capacità di adattamento. La precisione di traiettoria e l’uso progressivo del gas sulla neve battuta indicano maturità. Atteso un salto di qualità nella lettura del fondo tra mattina e pomeriggio, quando la granulosità del ghiaccio cambia.
  • Klara Andersson – Background rallycross e sensibilità di coppia su fondi a bassissima aderenza. Sa lavorare con differenziali e freno a mano idraulico in spazi ristretti. Se la serie consente regolazioni più ampie dell’antirollio, può capitalizzare su inserimenti rapidi e trazione composta in uscita.
  • Aurélien Panis – Esperienza su circuiti ghiacciati e lettura immediata dell’evoluzione della pista nelle manche serali. Non è un “rookie” in senso stretto, ma resta riferimento per chi vuole capire come gestire temperature degli pneumatici e traffico nelle finali.
  • Dorian Boccolacci – Velocità pura, abituato a trovare grip dove sembra non essercene. Se la squadra ottimizza mappature di rigenerazione in ingresso curva nelle elettriche, può guadagnare stabilità in frenata e allungare la vita dei chiodi.
  • Mikaela Åhlin-Kottulinsky – Approccio sistematico ai set-up e forte comunicazione tecnica con gli ingegneri. Nei contesti a manche ravvicinate porta in dote gestione gomme e posizionamento strategico alla partenza.

Il filo conduttore è la capacità di utilizzare il trasferimento di carico a proprio vantaggio. Con fondi che offrono aderenze tra 0,15 e 0,35 di coefficiente di attrito effettivo, il pilota deve massimizzare l’aderenza longitudinale in frenata e trazione, sacrificando talvolta l’aderenza laterale per tracciare traiettorie “a V” che riducono lo slittamento. In questo contesto, chi interpreta meglio la progressione termica del battistrada guadagna decimi preziosi.

Team, programmi e innovazione: la filiera che fa la differenza

I programmi vincenti investono in tre aree: pneumatici, gestione dell’energia e dati. Lavorare con fornitori di gomme aperti alla micro-variazione del pattern chiodi consente di adattarsi a piste con granulometrie differenti; sulle elettriche, la calibrazione della rigenerazione (recupero energetico in rilascio e frenata) modula l’assetto dinamico in ingresso curva. I team che implementano modelli predittivi leggeri – basati su temperature, profondità della crosta ghiacciata e tassi di ritenzione chiodi – migliorano le scelte di pressione e spaziatura delle manche.

Nelle squadre più strutturate è cruciale l’ingegnere pneumatici: definisce finestra di utilizzo, gestisce il “rodaggio” dei chiodi e ottimizza il camber dinamico. Segue il performance engineer, che raccorda i dati con le sensazioni del pilota per aggiornare il piano di gara. Lazzarotto sottolinea come la coerenza metodologica batta l’intuizione isolata quando le condizioni cambiano giro dopo giro.

Metriche per leggere una gara su ghiaccio

Osservare una gara in ottica “tecnica” significa seguire alcune metriche chiave:

  • Retention rate dei chiodi – Percentuale di chiodi efficaci a fine manche. Un calo visibile nelle ultime tornate suggerisce abuso in trazione o pressioni non ottimali.
  • Temperatura del battistrada – Troppo bassa: niente grip; troppo alta: taglia il ghiaccio e anticipa il degrado. L’intervallo utile varia con mescola e densità chiodi.
  • Delta di trazione uscita curva – Differenza di velocità tra apice e fine curva: segnala la qualità del trasferimento carico posteriore e dell’erogazione.
  • Energia rigenerata (elettriche) – Bilanciare recupero e stabilità. Mappature aggressive vanno bene su fondi compatti, meno su ghiaccio vivo e sconnesso.

Questi indici, letti in parallelo con on-board e tempi intertempi, offrono una fotografia affidabile dello stato gara e predicono la tenuta nelle finali.

Regolamenti e sostenibilità: cosa aspettarsi

Le prossime stagioni potrebbero consolidare tetti di potenza e limiti di coppia istantanea per contenere i picchi di slittamento, oltre a definire finestre più strette per sporgenza e numero di chiodi al fine di preservare le piste e ridurre micro-residui metallici. Nei rally invernali è plausibile l’ulteriore raffinamento dei controlli di pneumatici e dei parchi assistenza “green”, con maggiore utilizzo di generatori a emissioni ridotte e carburanti sintetici nelle categorie endotermiche.

La coesistenza tra piattaforme elettriche e termiche, con step d’ibridazione selettiva, porterà a regolamenti ibridi: più libertà sul software di gestione trazione in cambio di limiti stretti su potenza massima e ricarica rapida. A livello organizzativo, alcuni promoter stanno valutando calendari “a finestra climatica”, concentrando gli eventi nel periodo di massima affidabilità del ghiaccio per ridurre cancellazioni e minimizzare i lavori di manutenzione delle piste.

Dove si vincono le prossime stagioni

Tre direttrici delineano i protagonisti del prossimo futuro: piloti con gestione fine della coppia e della frenata, team capaci di leggere la pista con modelli semplici ma reattivi, programmi tecnici che uniscono pneumatici coerenti e powertrain ben integrati. Chi saprà mantenere costante il tasso di aderenza utile – senza erodere i chiodi e senza sprecare energia – stabilirà il riferimento. Per Lazzarotto, il talento farà la differenza solo se supportato da processi: preparazione delle gomme, warm-up mirato, dati essenziali a bordo. È la disciplina, più dell’azzardo, a costruire i campioni del ghiaccio.

Fabio Lazzarotto

Appassionato di rally su neve fin da giovane, Fabio ha seguito dal vivo numerosi eventi del mondiale WRC in Svezia e in Italia. Ha lavorato come meccanico nell'officina di famiglia specializzata in pneumatici da neve, accumulando un'incredibile conoscenza su assetti e preparazioni per gare invernali.

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